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  Baraggia - La leggenda di Ysangarda:
una rocca scomparsa nel verde
 
     
 

Mistero suggestivo, dolce: viene da pensare alla rocca scomparsa come ad una bianca dama, figlia del ricordo e del mistero, che ritorna ogni anno come elegante maschera di carnevale.

Il sito denominato Ysangarda è situato a poca distanza da Candelo, sull'altopiano baraggivo. Da qui la vista è a 360°: collinette e piccole vigne, baraggia a perdita d'occhio, rare zone coltivate.
Questo luogo, sicuramente strategico, fu forse abitato già nell'antichità da gruppi celto-liguri; successivamente stanziamenti germanici svilupparono un piccolo sistema difensivo e, in posizione più bassa, un villaggio.
Ysen trova la sua origine nella radicale isr (= sacro) e nell'etimo germanico gard (= recinto). Ciò significa che forse Ysengarda aveva il significato di spazio sacro; con il tempo, la necessità militare ha il sopravvento e il recinto sacro diventa la rocha, il luogo fortificato che i documenti tramandano. Ysengarda, nell' antroponimia, è anche nome femminile di alto lignaggio.

Per "svelare" i misteri di Ysangarda, a pochi metri dal Ricetto, in prossimità della passeggiata di Sud-Est fuori le mura, si snoda un percorso naturalistico molto interessante: l'itinerario verde. L'itinerario, percorribile a piedi o in bicicletta, prosegue in direzione del parco della Baraggia.

All'interno del percorso sono individuati alcune tappe, in parte progettate e in parte realizzate:
* Punto panoramico fuori le mura: a destra della torre porta, percorrendo la via acciottolata all'ombra delle antiche torri, si raggiunge un terrazzo naturale con una splendida vista delle montagne biellesi
* Percorso vita tra storia e natura: cartellonistica e attrezzi , nei pressi del Prato del Sasso e del Parco giochi
* Itinerario N. 4 con cartellonistica ideata dai ragazzi dell'Istituto Comprensivo e realizzata dall'Amministrazione Comunale :è percorribile a piedi in circa 1,30-2 ore ed in bicicletta(mountain-bike) in circa 45-60 minuti.
* Più avanti si arriva all' AULA VERDE, spazio didattico realizzato in collaborazione con la Riserva Naturale Orientata delle Baragge. L'aula verde fa parte del pacchetto di proposte offerte alle scolaresche del Biellese e del Piemonte.

La bianca dama delle pietre di Isangarda

Un piccolo sperone roccioso dove soffia lo spirito della brughiera, spazio sacro in cima dove una donna conserva il fuoco acceso. L'uomo si riunisce a tempi fissi scanditi dalle stelle: a febbraio quando il sole riprende la sua corsa, in maggio quando la linfa esplode nei rami, in giugno quando il sole trionfa nella sua pienezza. Allora, e solo allora, da quel piccolo fuoco sempre acceso si prendono i tizzoni per i grandi falò che festeggiano la vittoria della luce, mentre la cantilena delle storie sacre si perde intorno, nella grande selva di querce di Brianco. Ysangarda nasce così, figlia del ricordo di gente antica che è passata sotto le sue pietre, gente che si è fermata vicino alla sua acqua e sulle sue coste leggendo il volo degli uccelli.
Poche date scandiscono la sua esistenza. Appare per la prima volta dall'ombra della storia nel 1155, pezzo di terra abitato senza entità e senza chiesa. Confini che si delineano in un tardivo 1473, tra il castello di Cerreto e il territorio di Vigliano, il territorio di Benna, la strada che lega Candelo con il feudo dei Biandrate di Montebelluardo e quella che la lega a Candelo, con il rivo che lambisce le sue coste fino al monte che dà il nome al territorio, là dove c'è il forno distrutto. Nel 1390 vengono ampliate le sue fortificazioni, palacium e castrum, fondate da mani lontane prima dei fatti che contrappongono i suoi signori, i Vialardi, ad Amedeo VIII. Sul bel volto di Ysangarda si addensano eventi gravi, meno di cent'anni, ma densi per l'assetto feudale della regione. L'appoggio dato dai suoi signori a Facino Cane, le scorrerie contro gli Avogadro di Quaregna, l'episodio del 1401 mutano i precari equilibri territoriali che si concludono drammaticamente più lontano e più tardi, nella battaglia di Sandigliano del 1426, quando cade il castello del Torrione, sconfitta definitiva dei Vialardi. Le truppe del duca di Savoia sono forti e ben equipaggiate: il Vaud da solo impegna 41 lance, circa quattrocento tra cavalieri e fanti, però Aimone di Châteauvieil preferisce non spingersi fino a Isangarda, pericolosa da raggiungere, inutile come battaglia, troppo distante dagli accampamenti di Ivrea.

La bella dama esce indenne, come in fondo anche nel 1404 quando, ferita ma non arresa, è costretta a patire l'assalto vendicativo degli Avogadro appena passati sotto le insegne di Amedeo VIII. Ma la battaglia di Sandigliano conclude
anche la sua esistenza storica: sotto le mura del castello del Torcile e coraggioso delle piazze militari minori, dongione e cavaliere antico affiancati ancora una volta: l'ultimo atto, perdente.Ceduta a Candelo nel 1433 dal suo ultimo signore, Paramidesio Vialardi, i resti delle sue abitazioni rapidamente abbandonati e l'ormai inutile insieme difensivo spariscono e si consumano in una cava inesauribile per le abitazioni limitrofe. Ysangarda rientra nelle pieghe della storia.

Il suo volto torna a sorridere. Riprende la sua corsa lieve, sfumata e misteriosa, nella brughiera del lupo e del bandito, tra lo zoccolo di cavalli lontani e i coltelli degli assassini annidati nella selva di Brianco, ora più piccola e senza querce.
Ritorna, maschera di carnevale silente su terra arida e mossa, la dama di Sangarda, memoria della sua origine sacra. L'accompagnano leggende sparse e brandelli di storia, la fiera certezza di non essere mai appartenuta a nessuno: tutta gente di passaggio, dai Vialardi che hanno marcato la sua esistenza, a chi è venuto prima, a quelli che le sono passati a fianco senza vederla. Si sono fermati intorno alla sua acqua e hanno superato il suo guado i Liguri, i Celti, poi quei piccoli gruppi del nord dell'Europa affamati di terra, le cui fiabe si perdono gli etimi della baraggia. Forse anche Ysangarda di Montboissier in nel suo viaggio Italia sul finire del mille, si è affacciata sulle sue pietre, alla ricerca della terra su cui fondare un monastero, lasciando il ricordo del suo nome. Altri uomini sono tornati, distruttori e ladri.

Le piante sono cresciute sui suoi resti di mura costruite su altre mura, mattoni color delle pietre, pietre rosse come il mattone.
Il tempo ha marcato il suo volto, ma la sua leggenda Ysangarda la porta con sé, fiera, scandendo con il suo nome le cose e i sentieri, ossessiva nella sua imprendibilità, sepolta dal tempo, lui memore di lei.

Tomaso Vialardi di Sandigliano
tratto da "Proloco Notizie" n. 2 febbraio 1996

 
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