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Attualmente, il vocabolo "ALLUVIONE" evoca sinistri ricordi che ancora oggi si rivivono quando si pensa all'evento funesto che colpì, nella notte tra il 1° ed il 2 novembre 1968, il Biellese Orientale. Tuttavia senza questi fenomeni, che si possono definire "naturali" per l'evoluzione morfologica del territorio, non sarebbe possibile osservare la diversità degli ambienti, né potrebbero esistere tutte quelle varietà di forme che modellano la Terra.
I lenti ma inesorabili movimenti della crosta terrestre sono la testimonianza dei fatti che si sono succeduti nel passato: gli scontri tra le zolle crostali hanno portato sia al sollevamento di sedimenti a formare colline e montagne sia all'orogenesi di intere catene montuose, le faglie hanno separato lembi di terraferma permettendo la formazione di nuovi bacini, l'erosione dei terreni ha messo a nudo masse granitiche, le eruzioni spettacolari hanno generato nuovi atolli; tutti questi fenomeni si ripetono da milioni di anni e continueranno a perpetuarsi nel tempo alla continua ricerca di equilibri che mai potranno essere raggiunti.

I ricercatori interpretano la storia del Pianeta, ne studiando le rocce, i sedimenti ed i rinvenimenti fossili, formulano ipotesi, confrontano le loro tesi su quanto è avvenuto, documentano, illustrano, teorizzano... ma non possono "seguire in diretta" i loro movimenti perché, la vita biologica dell'uomo è infinitesima rispetto alla durata degli eventi; pur tuttavia si verificano, ripetutamente e con sempre maggiore frequenza, catastrofi e lutti che sono la conseguenza della dinamicità nella crosta terrestre.

Il territorio fortemente antropizzato amplifica questi normalissimi fenomeni, ma se non ci fossero state "catastrofi" il toponimo "baraggia" non esisterebbe, né avremmo potuto ammirare lo spazio e la tranquillità che questo luogo, unico nel suo genere, evoca in chi lo frequenta; il clima, le precipitazioni e la composizione dei minerali presenti nel terreno hanno modificato il suolo portandolo verso un'evoluzione matura, che lo ha conservato dagli sfruttamenti agricoli intensivi permettendo la crescita di specie botaniche rare in armonia con i numerosi animali che qui hanno trovato le condizioni ideali per costituire il loro habitat.

Oggi tante persone attente, sebbene assillate dalle città sempre più a misura di comodità dove gli automatismi vengono scanditi nei suoni telematici di un mondo virtuale, si sono riappropriate dei sensi dimenticati, hanno riscoperto il piacere di osservare il territorio e, ascoltando i silenzi del tempo perduto, hanno trovano nella baraggia un luogo di meditazione per riflettere, anche, sulle catastrofi del passato.

Durante il PLIOCENE (5 milioni di anni fa) il mare occupava vaste zone del Biellese, il clima era caldo e una fauna di animali marini popolava le numerose insenature che lambivano le coste del basso Biellese e sulle quali, oggi, sorgono molti Paesi collinari. Le acque tiepide di questo mare poco profondo ben si confacevano alle numerose specie che costituivano il plancton e le testimonianze dei ritrovamenti fossili hanno fatto comprendere l'evoluzione delle Malacofaune plioceniche nel Biellese: l'abbondanza dei fossili disponibili e lo stato di buona conservazione dei resti ha permesso di ricostruire l'ambiente deposizionale dei singoli livelli, in particolare l'affioramento di Candelo (lungo in Torrente Cervo) è stato oggetto di approfonditi studi con la campionatura di numerose specie di Molluschi, etulla e Crostacei (S. AIMONE, B. FERRERO MORTARA - "Malacofaune plioceniche di Cossato e Candelo (Biellese, Italia NW" - Bollettino del Museo di Scienze Naturali, 1, 2, 1983; 279-328).

Ma sono gli eventi successivi che hanno portato alla formazione delle "baragge" del Biellese, la prima fase è iniziata con la scomparsa del mare pliocenico nel Basso Biellese a causa dei molteplici eventi che hanno interessato tutta la Catena Alpina e la Pianura Padana; nella seconda fase, le facies (ambienti di formazione) continentali hanno sostituito quelle marine e con il PLEISTOCENE (1,8 milioni di anni fa) ebbero inizio le espansioni glaciali (Donau, Gunz, Mindel, Riss e Wurm) che hanno interessato in modo evidente le Alpi: il clima divenne molto freddo (fase anaglaciale) ed i ghiacciai sulle Alpi ebbero la loro massima estensione, in quota prevalevano i depositi morenici, mentre nelle valli minori, non occupate dai ghiacci, le precipitazioni intense causarono l'aumento di apporti detritici che si depositavano alle soglie delle valli sotto forma di estese conoidi.

Nella terza fase, i tardivi sollevamenti, legati dell'orogenesi alpina, hanno innescato movimenti dislocativi delle faglie preesistenti ed i corsi d'acqua hanno aumentato la loro forza erodendo e depositando tutti i materiali di precedente accumulo sotto forma di depositi fluvio-glaciali. Dall'alternanza di questi cicli si sono formati terrazzi successivi a carattere dissimmetrico e di cui la "baraggia" ne rappresenta la testimonianza (cfr. Note illustrative della Carta Geologica d'Italia - Fg. 43 Biella; etulla - Sacchi). Essendo comune l'origine dei materiali le diversità sono rappresentate dall'età degli eventi che hanno portato ad alterazioni diverse dei materiali alluvionali.

Nella quarta fase i fattori meteorologici, quelli climatici, la natura chimica dei costituenti il terreno ed i torrenti che hanno continuato nei loro processi erosivi e deposizionali, hanno formato e delimitato l'attuale altopiano - "il baraggione" - che si trova, su un'area a forma triangolare, nei Comuni di Candelo - Cossato - Mottalciata - Villanova - Massazza - Benna per una superficie di circa 5.000 Ha.

La Baraggia, nella quale si possono osservare belle sezioni stratigrafiche (disegno a lato) rappresentate lungo il corso del Cervo a Nord dell'abitato di Candelo, nella la strada privata delle Cave di Mongrando e Vigliano, dove l'erosione torrentizia ha messo in evidenza le sequenze litologiche, è costituita da alluvioni fluvio-glaciali Mindeliane con ciottoli di varie dimensioni, a diverso grado di alterazione con intercalazioni di sabbie e, come la maggior parte di altopiani alluvionali, non presenta un reticolo idrografico superficiale se non in occasione di piogge persistenti.

Il percolare dell'acqua ha trasformato, per procedimenti chimici di ossidazione, i minerali di ferro conferendo al terreno la tipica colorazione ocracea, la parte superiore di questi suoli è formata da una sabbia molto fine (loess-silt), alterata, di colore grigio-rosso (ferretto) dovuta a processi di decalcificazione ed argillificazione dei materiali con dilavamento dei prodotti solubili. La consistenza di questi suoli è rappresentata da uno strato di humus acido sotto al quale si trova uno strato grigiastro povero di sali (cfr.: BARAGGIA - guida alla natura WWF) in cui la vegetazione tipica è formata da Brugo (Calluna vulgaris) e Molinia (Molinia cerulea e Molinia altissima) con alberi di Farnia (Quercus robur), Carpino (Carpinus betulus) e Betulla (Betulla alba). Numerosi sono anche i Castagni (Castanea sativa) impiantati ad opera dell'uomo, in seguito all'antropizzazione dei luoghi, come risorse alimentari.

Per i processi chimici di trasformazione sopra descritti, il terreno impermeabile diventa spesso paludoso in occasione di persistenti piogge ed è refrattario a molte culture agrarie, queste caratteristiche hanno permesso la conservazione dell'habitat naturale da intensi sfruttamenti agricoli, infatti per le qualità della fitocenosi presente l'area si definisce con il nome di "brughiera" dove la specie predominante è il brugo, così come il terreno acido conferisce all'ecosistema un aspetto paesaggistico e non agricolo.

Solo in questi ultimi anni, prima della sua istituzione a riserva naturale, buona parte della baraggia di Cossato - Mottalciata - Rovasenda è stata depauperata allo sfruttamento risicolo perché con la bonifica l'Ente Consorzio Baraggia ha provveduto ad edificare un sistema di canali artificiali, al fine di permettere l'irrigazione artificiale di un ambiente arido per natura. Anche la servitù militare ha profondamente alterato l'ambiente, tuttavia le Istituzioni hanno a conservazione del territorio in armonia con le esigenze della collettività.

È dall'inizio del secolo che la "Baraggia" suscita curiosità: alcuni hanno ricercato nello studio il motivo di interesse verso questo ambiente (botanica, zoologia, storia-archeologia, ecologia, geologia...); altri hanno raccontato il territorio illustrando i lavori scientifici preesistenti, altri ancora l' hanno fatta conoscere attraverso disegni e fotografie; ma tutte le persone che l'hanno descritta si sono avvicinate con discrezione, evocando sentimenti e provando sensazioni. Un'attenta lettura di tutti gli scritti aiuta a comprendere i pensieri che hanno animato gli autori, i quali difendono in modo appassionato, non solo questo ambiente ma, tutto quanto li circonda nel rispetto di norme che non devono essere codificate ma che ognuno deve sentire nel proprio intimo.

Giuseppe Lacchia
Tratto da "Proloco notizie" n.9 settembre 1999

 
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