Le
chiese e le icone, di un'arte che è soprattutto spiritualità,
sono parte integrante degli itinerari dell'Ecomuseo candelese. Ecomuseo
che cerca di mostrare le diverse sfaccettature di un territorio
ricco di storia, con preziose e concrete testimonianze di un'arte
di un'antica comunità contadina che sa guardare al cielo.
Le chiese
Santa Maria
Maggiore Dal Ricetto si raggiunge la chiesa di
S. Maria in pochissimi minuti percorrendo a piedi via Mazzini e
via Roma oppure scendendo lungo il tratto erboso a gradoni, a sinistra
della torre rotonda di Sud-Est, all'ombra delle mura merlate del
ricetto: la chiesa sulla sinistra, che emana un'aura di pace e serenità,
e il Ricetto, sulla destra, simbolo della forza di un popolo contadino.
Sorta anteriormente all'anno Mille (ma il primo documento è
del 1182) Santa Maria Maggiore è la più antica rettoria-parrocchia
di Candelo. L'edificio, in origine ad aula unica, fu ricostruito
a tre navate, scandite da colonnine di granito, a cavallo dei secoli
XIV e XV. La facciata, ornata di un portico realizzato nel 1631
e di una porta lignea, opera di Antonio Ferrarone (1736), fu restaurata
nel 1941 su progetto dell'architetto Nicola Mosso. Sul lato destro
si leva il campanile (secc. XVI- XVII). L'interno presenta, nella
seconda navata una piccola cappella di S. Giovanni Battista, con
una pala di autore ignoto raffigurante la Sacra Famiglia con S.
Elisabetta e San Giovanni fanciullo (inizi sec. XVII), opera tra
le più pregevoli del patrimonio artistico di Candelo. Le
opere d'arte più antiche e di maggior valore di questa chiesa
sono la pregevole tavola dipinta da Boniforte Oldoni di Vercelli
nel 1572, che raffigura Cristo in croce, e gli affreschi sulla volta
della navata destra, raffiguranti i Dottori della Chiesa: S. Ambrogio,
S. Gerolamo, S. Agostino, S. Gregorio, attribuiti a Gaspare de Fornerio
da Ponderano (secoli XV - XVI).
San Lorenzo e San Pietro
Sorta quale centro religioso
dell'antico nucleo di Arbengo, uno dei tre centri del territorio
candelese, la chiesa di San Lorenzo nella sua attuale conformazione
fu realizzata tra il 1675 e il 1696 su un più antico e fatiscente
edificio. Di grande interesse la porta maggiore attribuita a Carlo
Francesco Aureggio (inizi sec. XVIII). Sul fianco sinistro tra il
coro e l'ultima cappella, si leva il maestoso campanile edificato
tra il 1717 e il 1776. Tra le opere d'arte di San Lorenzo, si segnalano
le sculture dei fratelli Carlo Francesco e Pietro Giuseppe Aureggio
(sec. XVIII), il pulpito e la statua della madonna del Carmine,
il secentesco Crocifisso, i busti reliquari. Tra i paramenti sono
degni di menzione il piviale verde e quelli in broccato d'oro, argento
e seta del sec XVIII.
La chiesa di San Pietro, citata per la prima volta in un documento
del 1222, fu eretta a parrocchia dalla bolla che papa Bonifacio
VII emanò il 23 marzo 1300. L'edificio fu ricostruito a partire
dal 1679, dopo il crollo della precedente struttura. L'attuale facciata
(1932) è opera dell'architetto Nicola Mosso. La nicchia sovrastante
il portale centrale contiene il dipinto raffigurante "La consegna
delle chiavi a S. Pietro" (Deabate 1932). L'ampia sacrestia
settecentesca, alla quale si accede attraverso la porta intagliata
(sec. XVIII), conserva importanti arredi, dipinti e sculture lignee
del XVII e XVIII secolo.
Oratori
di Santa Croce e dei SS. Grato e Giacomo
L'Oratorio
di Santa Croce, dipendente dalla parrocchia di S. Pietro,
fu eretto tra il 1640 e il 1643 lungo l'antica strada per Biella
con il contributo del Comune di Candelo e di numerose famiglie della
Parrocchia di S. Pietro. L'edificio è stato restaurato negli
anni Cinquanta. Unica testimonianza del passato è l'architrave
ligneo del presbiterio (sec. XVII) intagliato e dipinto. Da segnalare:
il Crocifisso ligneo del biellese Giuseppe Orsini (1960 ca.) e la
reliquia della S. Croce.
L'Oratorio dei SS. Grato e Giacomo,
dipendente dalla Parrocchia di S. Lorenzo, sorge nel 1683 su un'antica
cappella già dedicata a S. Grato, protettore delle campagne
e dei loro prodotti, nell'antico nucleo di Porcignano o Possignano.
L'edificio, una piccola e armoniosa aula unica, presenta, sul lato
sinistro, l'altare edificato nel 1765 per volontà di Giovanni
Falla.
La preghiera dipinta
Gli affreschi dei De Bosis
(1494 - 1528)
Gli affreschi dei De Bosis ritornano, dopo un' assenza di circa
quaranta anni, ad affacciarsi dalle stesse nicchie e negli stessi
luoghi da dove per secoli avevano esercitato la loro azione protettiva
sulla comunità candelese. Le immagini documentano e illuminano
con straordinaria efficacia non solo l' immaginario della popolazione
ma anche l' ambiente sociale e i riflessi sui comportamenti della
gente del luogo degli avvenimenti storici del tempo.
Questi dipinti votivi che, per il loro valore storico artistico,
erano stati annoverati, già all' inizio del secolo, tra i
Monumenti nazionali, diventano oggi, grazie alla recuperata visibilità,
un nuovo elemento culturale e divulgativo dell'ecomuseo candelese,
museo diffuso, che ha nei beni culturali e ambientali del territorio
il suo patrimonio più importante.
Gli affreschi sono come una finestra dalla quale osservare in che
modo, con quale disposizione di spirito una piccola comunità
contadina affrontava i pericoli incombenti delle guerre, delle pestilenze,
eventi che leggeva come conseguenza di una maledizione o come punizione
per atti di empietà.