| |
Il Ricetto di Candelo ha per
la cultura un valore eccezionale in quanto elemento fondamentale
del patrimonio storico-artistico piemontese, unicum a livello europeo,
già oggetto di studio da parte di storici italiani e delle
università straniere di Danzica e Kaiserslautern, nonchè
meta di migliaia di turisti e fonte d'interesse per testate e media
nazionali.
Si tratta di una struttura che è specchio di una comunità
e che colpisce, sia per le sue caratteristiche architettoniche sia
per lo straordinario stato di conservazione.
Ambisce ora a divenire fulcro turistico e culturale (Sistema Museale
Integrato) del territorio di Candelo e del Biellese.
|
Il Ricetto
di Candelo è una struttura fortificata sorta per iniziativa
e volontà precisa della popolazione candelese allo
scopo di conservare e difendere i beni più preziosi
della comunità: prodotti della terra, soprattutto vino
e granaglie. Viene costruito su un terreno di proprietà
di signori locali (Vialardi), a cui inizialmente corrisposto
un censo di 21 ducati. Più tardi sarà riscattato
e diventerà possesso e simbolo della comunità.
È sempre stato utilizzato come deposito per i prodotti
agricoli in tempo di pace e come rifugio temporaneo per la
popolazione in tempo di guerra o pericolo; tranne eccezioni,
gli edifici non sono mai stati abitati in pianta stabile. |
| |
|
Mancano
dati precisi circa la sua fondazione e le notizie storiche
pervenute sono tarde; esiste già infatti quando la
comunità candelese fa atto di dedizione spontanea ai
Savoia nel 1374.
Le ipotesi sulla sua origine sono varie, ma tali da farlo
risalire ad un periodo compreso tra la fine del XIII secolo
e la prima metà del XIV secolo. In Piemonte, l'origine
dei ricetti si colloca tra il XII e il XIV secolo, contestualmente
alla crescita dell'autonomia comunale; nel Biellese la costituzione
dei ricetti si protrae fino al primo decennio del '400.
Il termine Ricetto, dal latino "receptum" (ricovero,
rifugio), indica essenzialmente un luogo difeso, cinto da
fortificazioni. Il vocabolo, derivato dalla terminologia militare
romana, nel corso dei secoli subirà varie trasformazioni:
receptum - recetum - reccetum - ricetum- rizetum - reductum
- rissetto - restretto - recetto- ricetto. Nel Medio Evo assume
il significato di raduno in un sito fortificato atto alla
difesa tanto della gente quanto dei prodotti del suolo e del
bestiame. In antichi documenti candelesi si trova poi il termine
"castrum" come sinonimo di ricetto; in una supplica
del 1509 al duca di Savoia si parla del "castrum munitissimum",
ove ogni uomo del luogo possedeva "domum" (casa),
costruito dalla comunità a scopo di ricovero "tempore
guerrarum" (in tempo di guerra)
Il ricetto di Candelo si è conservato mantenendo la
sua struttura originaria grazie alla sua matrice contadina;
fino a tempi recentissimi è stato infatti utilizzato
per la vinificazione e la protezione dei prodotti della terra
e lo è ancora in parte oggi. È stato definito
da Ferdinando Gabotto "silos fortificato", ma può
essere considerato soprattutto una "cantina comunitaria". |
Caratteri strutturali
Il ricetto, a pianta pseudo-pentagonale,
ha un perimetro di circa m.467 circa e una superficie di mq. 13.000,
una larghezza di m. 110 e una lunghezza di m.120. Le cellule sono
circa 200, tutte diverse e, tranne alcune eccezioni, di proprietà
privata.
La
cinta muraria
La cinta muraria segue tutto il perimetro del complesso, di forma
pseudo-pentagonale, tranne il lato sud, ora occupato dal palazzo
comunale in stile neoclassico costruito nel 1819 su progetto dell'architetto
Nicola Tarino di Biella. Stridente è il contrasto architettonico-ambientale
con il ricetto.
Le mura sono in ciottoli a spina di pesce (opus spicatum) con coronamento
merlato (spessore circa cm.80). Tutto intorno correva il cammino
di ronda di cui permangono alcune mensole di sostegno in pietra
con scanalatura centrale nel lato nord; in questo lato la cortina
muraria ha subito varie modificazioni ed interventi. Una "via
di lizza", ora per lo più scomparsa a causa del prolungamento
di alcune case nel 1800, correva lungo tutto il perimetro delle
mura per agevolare il compito dei difensori.
Le
torri
Gli angoli del ricetto sono protetti da torri rotonde, in origine
tutte aperte verso l'interno per agevolare l'opera dei difensori,
il vano cilindrico era infatti suddiviso da impalcature lignee a
più piani incastrate nelle buche pontaie. Alcuni coronamenti
in cotto, con decori di mattoni posti a scalare, risalgono alla
sistemazioni successive dell'impianto.
L'angolo sud-ovest del Ricetto presenta due torri circolari di dimensioni
e forme nettamente diverse. La più antica è quella
più alta, chiusa e modificata alla fine del XVI secolo per
essere adattata a prigione; qui venivano portati i prigionieri della
Comunità di Candelo poiché potevano essere tenuti
costantemente sotto controllo in modo da evitare gli eccessi presenti
in altre prigioni dei Fieschi (es. Masserano). Molto probabilmente
era detta "torre della gogna" anche se mancano riferimenti
documentali precisi in tal senso.
La torre più bassa e tozza, attualmente sede dell' ufficio
tecnico comunale, fu realizzata in epoca più tarda rispetto
a quella sopra descritta e nel corso del tempo subì rimaneggiamenti
e trasformazioni.
L'unica via d'accesso al Ricetto era difesa, nel lato Sud, da una
poderosa torre-porta originariamente aperta verso l'interno e senza
copertura. È un massiccio parallelepipedo, quasi interamente
in mattoni, tranne il basamento (massi di pietra squadrati). Essa
presenta decori a fascia e merlature di coronamento. La torre presenta
due aperture verso l'esterno (una sola verso l'interno): un passo
carraio (apertura più grande) e una postierla con pedanca
più piccola per le persone). Le chiusure erano assicurate
da due ponti levatoi, manovrabili mediante bolzoni (travi di legno
impiegate per azionare i ponti levatoi) che, per mezzo di sistemi
di carrucole o meccanismi a bilico, si muovevano entro strette fessure
ancora ben visibili. All'interno, verso la piazzetta, la torre.porta
presenta un ribassamento e un unico ingresso; pregevole è
la bella volta in mattoni del XIX secolo.
Alla destra della torre-porta vi è un'altra torre angolare
rotonda, aperta e con merlature a coda di rondine. Recentemente
è stata realizzata una struttura che permette la visione
panoramica dall'alto del Ricetto: per questo motivo la torre est
è ora conosciuta come torre osservatorio.
Al centro del lato nord, tra due torri angolari rotonde, si trova
la torre di cortina. È possente, quadrata, aperta e costruita
quasi interamente con grandi massi squadrati ; più tardo
è il coronamento in mattoni. Oltre allo scopo difensivo,
fungeva da collettore per lo scarico di acque e liquame, come rivelano
le feritoie in basso. Ancora oggi assolve il compito di far defluire
tutta l'acqua superficiale del ricetto. A tal proposito fondamentale
risulta la pendenza del terreno da Sud a Nord, con un ulteriore
dislivello ad "imbuto" nei pressi della torre.
La
torre del Principe
|
Varcata la torre-porta, ci si trova in una piazzetta pavimentata
con le pietre tondeggianti del vicino torrente. Sulla destra,
l'edificio più imponente che sovrasta tutti gli altri
è la " casa del principe", l'abitazione
che Sebastiano Ferrero si fece costruire dopo aver ottenuto
dal duca Filippo II Senza terra., nel 1496, l'investitura
feudale e la concessione dei dazi candelesi.
Sebastiano Ferrero per realizzare questa dimora modificò
e sopraelevò le cantine preesistenti, denominate
nei documenti domuncolae, piccole case, che formavano una
delle isole edilizie ossia l'aggregato di costruzioni confinanti
che compongono l'insieme degli edifici del ricetto. |
| |
|
La casa
di Sebastiano Ferrero, il potente signore del luogo, non solamente
si differenziava dalle altre costruzioni per le dimensioni;
la sua forma tozza ed elevata più che ad una dimora
signorile fa pensare ad una casa-torre con funzioni difensive,
quelle che nei castelli sono affidate al battifredo o al maschio
o dongione. Altri caratteri distinguevano la dimora signorile
dalle altre costruzioni: lo spazio esterno, una sorta di cortile
ad uso prevalente del feudatario e, soprattutto, gli elementi
di decoro che abbellivano le facciate e gli ambienti interni.
Livio Pozzo, nel suo opuscolo intitolato Canderium ne ricorda
gli splendori con una vena di amaro disappunto (modificazione
e manomissioni hanno compromesso l'integrità degli
addobbi interni): " Entrati, ci troviamo subito in una
specie di piazzetta, fronteggiata da una costruzione dominante
fra le altre, e munita di un mastio,; è il "Palazzo
del Principe", e venne fatto costruire da Sebastiano
Ferrero sulla fine del 1400. Fino a pochi anni or sono si
ammiravano in esso bei fregi in terra cotta alle finestre,
arazzi e mobili antichi, e persino la sala del trono; eravi
inoltre due soffitti in legno bellissimi, a cassettoni, poggianti
su eleganti mensoline; uno fu asportato ed ora trovasi al
Castello Medievale del Valentino Torinese; l'altro, già
da tempo guasto e deturpato, venne recentemente distrutto
da un incendio. Alle pareti si distinguono ancora, qua e la,
frammenti di decorazione a fresco che non mancano di grazia". |
Le
cellule
Le case, prive di fondamenta, sono costruite da vani unici sovrapposti,
non comunicanti tra loro: sono le cellule del Ricetto.
Il vano a pianoterra (caneva) è una cantina con pavimento
in terra battuta, destinata al vino e alle varie operazioni connesse.
L'escursione termica su base annuale varia dai 12° ai 15°
con aerazione indiretta ottenuta mediante piccole aperture verso
la riana (riscontro d'aria). Dalla strada si accede attraverso un
portale (attualmente il livello delle rue si è innalzato
o abbassato per cui non sempre la porta d'accesso alla caneva è
all'altezza del piano viario).
Il vano al piano superiore (solarium) è un ambiente particolarmente
secco ed asciutto, ideale per la conservazione delle granaglie (riscontri
d'aria verso la riana). Vi si accede direttamente dalla rua tramite
la lobbia (balconata in legno che poggia sulle travi di separazione
tra caneva e solarium), utilizzato per essiccare granaglie. I due
vani non sono in comunicazione interna per ridurre al minimo le
occasioni di scambio termico. La lobbia meglio conservata è
quella vicino alla sala consigliare (solo metà a causa della
costruzione delle scale);di molte lobbie rimangono solo le travature,
altre sono state ricostruite non sempre nel rispetto della tradizione.
Tutte le lobbie erano coperte da tetti molto spioventi per la protezione
delle granaglie dalla pioggia.
Le
rue
Le rue (francesismo) sono a ciotoloni inclinati verso la mezzaria
e con pendenza da sud a nord per permettere il deflusso delle acque
piovane verso la Torre di cortina. L'impianto viario è costituito
da 5 assi in direzione Est/Ovest, intersecati da due ortogonali.
La rua principale, al centro, era calibrata in funzione del traffico
dei carri (metri 5 circa); più ridotte sono le rue laterali.
Gli edifici sono costituiti da una serie di singole cellule edilizie
non comunicanti, accorpati in nove isolati con la separazione della
riana (rittana, chintana). |
|